martedì 13 maggio 2008

Consiglio Comunale






















Considerato che difficilmente potrò essere presente in Consiglio Comunale e probabilmente nemmeno alla riunione di domani "al fine di discutere sulla problematica relativa allo svellimento degli alberi di Viale Stazione", senza alcuna volontà polemica
CHIEDO :
1) esistono documenti (documenti di trasporto, vendita o altro) che attestino la "fine" fatta da "tal legname" (che avrei preferito far visualizzare da esperto che verificasse la necessità dell'abbattimento, poichè dalle foto da me effettuate apparivano chiare le buone condizioni di esso) e dove sarebbe finito il ricavato dall'abbattimento di n.20 alberi previsto per quella giornata (poi impedito dall'intervento di un nucleo di cittadini)?

2) Perchè nella lettera, che io preferisco leggere in maniera molto positiva, si continua a parlare di "svellimento" ( Estrazione, sradicamento dal suolo: svellimento di un palo, di un albero -Derivato di svellere) e non invece dello studio per una messa in sicurezza di tali pubbliche ricchezze (invocata anche dallo stesso esperto con il quale mi trovo in pieno accordo) ?

3) che qualcuno possa mettermi al corrente (magari su questo stesso blog) delle decisioni prese in questa riunione e delle motivazioni offerte in sede di Consiglio Comunale.


Ringrazio anticipatamente coloro che si assumeranno questa fastidiosa incombenza.

lunedì 12 maggio 2008

ALDO MORO



Ho vissuto l'epoca...

ma la mia cultura è aumentata a dismisura (sul tema) seguendo Radio Parlamento poichè li...

intervistano in lunghe trasmissioni i massimi esperti sulla materia (la storia di Aldo Moro).

Da osservatore esterno mi farà immensamente piacere "misurare" le mie conoscenze con quelle dei relatori.

domenica 11 maggio 2008

SPAZZATURA atto terzo (la guerra dei manifesti)







Su questo tema (beh, sapete che l'ambiente è la mia materia!)
avrei tanto da dire... ma come al solito la mia maniacalità per il PERFEZIONISMO evita di scrivere 4 frasi (non a tutti comprensibili) sul tema... dovrei quindi dedicare un pochino del mio tempo per esprimere un parere completo sull'argomento. Le idee chiare ovviamente ci sono già, e sinceramente NON mi piace molto come si svolgono i "compitini a casa".
E' evidente che su talune materie non si possa improvvisare (poichè i danni li pagano non i politici ma i cittadini) ma, senza inoltrarmi ora nell'operato dell'Amministrazione,
è EVIDENTE, dicevo, che (già in partenza)anche l'operato dell'ATO non sia una benedizione,
poichè si può progettare certamente di meglio nell'attuale CAOS legislativo.
Dobbiamo inoltre tener presente tutti che qualsiasi cosa si faccia oggi potrebbe risultare non adatto o addirittura "sconsiderato" agli occhi della UE (che come più volte ho ripetuto ha BOCCIATO le attuali leggi Italiane).
...Linguaggio comunque molto "pesante" all'interno dei manifesti...

giovedì 8 maggio 2008

"Fabbrica" di banconote false a Melissano

Banconote false per 10 milioni di euro (da La Gazzetta del Mezzogiono)

I carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno tratto in arresto quattro leccesi e un romano per fabbricazione di monete false in concorso. In un oleificio in Salento avevano ricavato una stamperia clandestina
LECCE – I carabinieri del comando provinciale di Lecce, in collaborazione con i militari del Nucleo antisofisticazione monetaria di Roma, hanno scoperto una stamperia clandestina di banconote false in un capannone industriale alla periferia di Melissano (Lecce). Cinque persone, tra cui un esponente di spicco della Sacra corona unita - l'organizzazione mafiosa salentina – sono state fermate. Gli altri sarebbero elementi noti della malavita romana, campana e brindisina. Le indagini, coordinate dal pm della procura di Lecce, Guglielmo Castaldi, hanno portato alla scoperta del laboratorio, ricavato nei locali di un vecchio oleificio, dove sono state trovate banconote false in tagli da cinquanta euro per un totale di circa 9 milioni di euro. A quanto si è appreso, le banconote, realizzate con una sofisticata stampante, erano destinate al Nord Europa. A mettere in allerta le autorità italiane era stata la Banca centrale europea. Nel locale trasformato in tipografia si trovavano macchinari elettronici per la stampa di alta precisione.8/5/2008

mercoledì 7 maggio 2008

i nuovi Ministri...

Franco Frattini (Fi) agli Esteri,
Roberto Maroni (Lega Nord) all'Interno;
Angelino Alfano (Fi) alla Giustizia;
Ignazio La Russa (An) alla Difesa;
Giulio Tremonti (Fi) all'Economia;
Claudio Scajola (Fi) allo Sviluppo economico;
Luca Zaia (Lega) alle Politiche agricole;
Stefania Prestigiacomo (Fi) all'Ambiente;
Altero Matteoli (An) all'Infrastrutture;
Maurizio Sacconi (Fi) al Welfare;
Maria Stella Gelmini (Fi) alla Pubblica Istruzione;
Sandro Bondi (Fi) ai Beni Culturali.

9 ministri senza portafoglio:
Umberto Bossi (Lega) si occuperà di Riforme;
Raffaele Fitto (Fi) dei Rapporti con le Regioni;
Elio Vito (Fi), Rapporti con il Parlamento;
Andrea Ronchi (An) andrà alle Politiche europee;
Renato Brunetta (Fi) alla Pubblica amministrazione e Innovazione;
Roberto Calderoli (Lega) alla Semplificazione;
Giorgia Meloni (An) alle Politiche giovanili;
Mara Carfagna (Fi) alle Pari Opportunità;
Gianfranco Rotondi (Dca) all'Attuazione del programma.

lunedì 5 maggio 2008

Come al solito...condivido pienamente l'articolo di Travaglio...


5 maggio 2008,
Marco Travaglio Che fare?
da Micromega 3/2008 (in edicola)

Anzitutto trasformare in migliaia di mega-poster la foto del Politburo del Pd che circondava Walter Veltroni la sera della sconfitta: lì ci sono tutti i responsabili della disfatta che ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi per la terza volta in 15 anni.
Perché quello del 13-14 aprile non è stato un buon risultato in condizioni difficili, una mezza vittoria, un ottimo punto di partenza, una prova di aver avuto ragione: è stato una disfatta. Dunque sarà bene affiggere in tutte le sedi del Pd il poster del Politburo dei perdenti stretti intorno a Walterloo.
A imperitura memoria. Così il militante, appena vedrà avvicinarsi D’Alema, Latorre e Fassino ansiosi di “dare un contributo”, li metterà subito alla porta al grido “Unipol, Unipol”.
Loro capiranno, avendo contribuito, con le loro telefonate intercettate con Giovanni Consorte e Stefano Ricucci, a far perdere al Pd decine di migliaia di voti di gente perbene che detesta i conflitti d’interessi anche se non riguardano Berlusconi, anzi soprattutto se riguardano la sinistra o presunta tale.
Appena entrerà Anna Finocchiaro, quella che due anni fa si sentiva pronta a sacrificarsi per il Quirinale e che, dopo aver trascinato i Ds all’esaltante percentuale del 5 per cento nella sua Catania, è stata premiata con la candidatura a governatore di Sicilia scalzando Rita Borsellino e riuscendo a prendere 15 punti in meno di lei, verrà accompagnata all’uscita, con l’auspicio che non si faccia mai più rivedere.
Se invece dovesse giungere il giovane vecchio Enrico Letta, sarà opportuno domandargli perché nel 2006 abbia chiesto all’Avvocatura dello Stato di difendere la legge Gasparri dinanzi alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo contro le legittime pretese di Francesco Di Stefano, che dal 1999 attende le frequenze per accendere Europa7 dallo Stato che gli ha assegnato regolare concessione a trasmettere.
Nel caso in cui si presentasse Paolo Gentiloni e fosse sveglio, domandargli perché abbia accettato senza fiatare l’insabbiamento della sua legge sul tetto antitrust per la pubblicità televisiva e di quella che avrebbe spoliticizzato almeno un po’ la Rai, e per giunta non abbia mai provveduto ad assegnare le frequenze a Europa7.
A casa anche Livia Turco e Pierluigi Bersani, tanto impopolari tra la gente quanto adorati dai tenutari di salotti televisivi.
Inutile precisare dove andranno spediti Colaninno jr., Calearo, Marianna Madia, Daniela Cardinale, Mirello Crisafulli e gli altri candidati inutili o indecenti del Pd.
Casomai, infine, si affacciasse all’uscio Uòlter Veltroni e chiamasse ancora Berlusconi “il principale leader dello schieramento avversario”, sarà bene interromperlo, prima che finisca la frase, con un’esclamazione a piacere.
E poi regalargli un biglietto per gli Stati Uniti, affinchè possa seguire la campagna elettorale americana e rendersi conto di come Obama tratta Hillary, di come Hillary tratta Obama, e di come Hillary e Obama trattano Mc Cain, e viceversa.
Il Pd avrà un senso e un futuro soltanto se sparirà per sempre dalla circolazione chi da vent’anni predica, all’indomani delle elezioni perse, che “bisogna saper parlare al Nord”, ma non ci è mai riuscito in vita sua, e intanto si è persi per strada anche il Sud e una bella fetta del Centro.
Chi ha collezionato soltanto fiaschi, ma il giorno dopo le elezioni va in tv a spiegare agli altri come si vince.
Chi ha scaricato due volte Romano Prodi, il quale aveva il grave torto di aver battuto, due volte su due, Silvio Berlusconi.
Chi pensa sia giusto che Prodi, avendo battuto due volte Berlusconi, se ne resti a casa, e chi ha sempre perso con Berlusconi rimanga al suo posto.
A preparare la prossima sconfitta.
Il Nord
Gli abitanti del Nord non votano la Lega Nord perché questa abbia una buona classe dirigente, che anzi è pessima, e nemmeno perché vogliano la devolution, che nessuno sa cosa sia.
Votano Lega Nord perché i leghisti sono sempre presenti sul territorio, sono conosciuti dalla gente, parlano con le persone, sono al loro fianco nei momenti di difficoltà.
Mentre i leader del Pd vivono a Roma, frequentano salotti, si parlano fra loro in un linguaggio incomprensibile e quando servono non ci sono mai.
Ma in campagna elettorale fanno una capatina qua e là, di solito in auto blu o sul pullman verde, e si autoinvitano pure a pranzo.
Per “parlare al Nord” bisogna parlare con i cittadini al Nord, non con la Lega a Roma.
Formule cervellotiche e politichesi come “il Pd federale” o “il Pd del Nord” lasciano il tempo che trovano.
Bisogna spiegare a chi ha paura della criminalità che la ricetta leghista della chiusura delle frontiere, degli aumenti delle pene e della caccia agli immigrati è una truffa, perché non funziona ed è impraticabile: la criminalità si combatte con un sistema giudiziario e repressivo efficiente, e non con quello attuale, sfasciato proprio da Berlusconi e dalla Lega per salvare gli amici degli amici.
Se poi non si fanno indulti, ma nuove carceri, la gente del Nord potrebbe persino prendere sul serio questi discorsi seri.
Governo ombra
La nuova squadra (o “governo ombra”) da affiancare ai leader dell’alleanza Pd-Idv, cioè a Veltroni e Di Pietro, dovrà nascere da una giornata di primarie aperte che azzeri l’attuale ceto dirigente, selezionato in base agli inviti a “Porta a Porta” e alla cieca obbedienza ai capi supremi. Sarà un’ottima occasione per lanciare alla ribalta nazionale quei pochi amministratori che riescono ancora a “parlare con il Nord”, ma anche con il Sud, senza prendere pesci in faccia: i sindaci Cofferati (Bologna), Cacciari (Venezia), Zanonato (Padova), Emiliano (Bari), Crocetta (Gela), il presidente della Provincia di Milano, Penati, il nuovo presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
Primarie aperte anche alla cosiddetta “sinistra radicale”, che non è solo popolata di vacui e vanesii parolai, ma anche di politici concreti e apprezzati come Tana de Zulueta, Paolo Ferrero, Elias Vacca, Orazio Licandro, Vladimir Luxuria, Tommaso Sodano, Nichi Vendola.
I ministri-ombra così scelti dovranno rappresentare l’opposizione nei dibattiti televisivi, al posto della consueta compagnia di giro, salottiera e romanocentrica, che ha fatto il suo tempo e non si può più guardare.
Giustizia
Casomai il pullmann verde fosse ancora a disposizione, utilizzarlo per caricarvi e avviare a una lunga, interminabile vacanza tutti i più recenti “responsabili giustizia” del centrosinistra: i Luciano Violante, i Marco Boato, i Guido Calvi, i Lanfranco Tenaglia, i Pierluigi Mantini, i Massimo Brutti e gli altri artefici dell’indulto, degli attacchi alla Forleo e a De Magistris, dei voti impunitari nelle giunte per le autorizzazioni a procedere che hanno impedito al Pd di condurre una campagna elettorale contro lo sfascio berlusconiano della Giustizia, al quale avevano tutti pro quota contribuito.
Insieme con loro andranno dismesse le battaglie ideologiche e le seghe mentali tipo separazione delle carriere, distinzione delle funzioni, “giusto processo”, responsabilità civile dei magistrati, priorità nell’esercizio dell’azione penale da affidare al Parlamento e al Csm (l’ultima trovata elettorale di Uòlter e D’Alema).
Tutte riforme che non abbreviano di un nanosecondo i tempi biblici dei processi e non interessano a nessun cittadino.
Basterebbe ingaggiare come consulenti un paio di giuristi del calibro di Franco Cordero e Vittorio Grevi, o sfruttare l’esperienza di Antonio Di Pietro e Gerardo D’Ambrosio, e dei neoeletti Silvia Della Monica e Achille Serra, per mettere a punto un programma snello e comprensibile che assicuri ai cittadini sentenze rapide e giuste: abolizione della prescrizione dopo il rinvio a giudizio, abolizione del processo d’appello (salvo in presenza di nuove prove), esecutività delle pene dopo la prima condanna (fermo restando il diritto all’impugnazione per motivi di legittimità), pene accessorie più severe e risarcimenti più esigibili.
Un ottimo lavoro è già stato fatto dalla commissione istituita presso il ministero della Giustizia nell’ultima legislatura, con il contributo dei giudici Davigo, Greco e Ielo, per il rapido recupero degli enormi proventi dei reati e il loro riutilizzo per l’autofinanziamento della Giustizia. Intercettazioni
Ammettere onestamente il drammatico errore commesso nell’inseguire Berlusconi anche su questo terreno.
Lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali non solo non va ridimensionato, ma va potenziato e allargato, visti gli ottimi risultati conseguiti da magistrati e forze dell’ordine (anche in termini di recupero del maltolto).
Va da sé che occorre subito ritirare l’assurda e “castale” pretesa di imbavagliare l’informazione giudiziaria proibendo di pubblicare atti d’indagine e intercettazioni non coperti dal segreto. Dal momento della “discovery” degli atti,disposta dalla magistratura quando ritiene che il segreto sulle indagini debba cessare, tutti gli atti non più segreti devono essere messi immediatamente a disposizione non solo delle parti in causa, ma anche della stampa, affinchè l’opinione pubblica sia informata tempestivamente ed esaustivamente degli scandali che si vanno scoprendo e possa controllare come, “nel nome del Popolo italiano”, viene amministrata la Giustizia.
Opposizione
Vista l’ampia maggioranza raccolta dal Pdl e Lega alla Camera e al Senato, le possibilità di mettere in difficoltà la maggioranza si riducono al lumicino.
Ma non è detta l’ultima parola.
Quella di Berlusconi è una coalizione tutt’altro che coesa e non sa governare, come ha ampiamente dimostrato sia nel 1994 sia nel 2001-2006. E non tarderà il momento in cui, soprattutto in un paese destinato a una lunga recessione, monterà il malcontento dei cittadini. Insomma, verrà il momento in cui un’opposizione agguerrita potrà mettere in crisi il governo. Anzitutto va abolita la parola “dialogo” dal vocabolario del Pd.
Salvo nei i casi in cui la maggioranza proponga misure davvero utili alle collettività (il che, come insegna l’esperienza, accadrà rarissimamente), la minoranza dovrà votare contro, senza tentazioni di “opposizione costruttiva”; e ricorrere ogni volta che sarà necessario all’ostruzionismo e alla verifica puntuale del numero legale.
Nonostante la maggioranza amplissima di cui godeva nel 2001-2006 la Casa delle Libertà, accadde decine di volte che le sue assenze in aula la trasformassero in minoranza nella commissione Affari costituzionali, al momento di votare la costituzionalità delle leggi.
Purtroppo fu quasi sempre salvata dal soccorso rosso del centrosinistra, che sopperiva alle assenze del centrodestra con assenze ancor più ampie nelle proprie file.
Questa volta occorrerà collocare nella Affari costituzionali i parlamentari più combattivi e presenzialisti, vincolandoli all’obbligo di presenza tramite capigruppo molto determinati. Se una legge non passa al vaglio di costituzionalità, è lettera morta.
Sarebbe anche opportuna un’ampia autocritica sulle scriteriate aperture al centrodestra per riformare “insieme” la Costituzione.
Va detto e ribadito che la Costituzione va bene così com’è, salvo alcuni ritocchi per differenziare le funzioni delle due Camere e soprattutto per dimezzare il numero dei parlamentari.
Su quest’ultimo punto il centrodestra, ora che è al potere, cercherà di glissare, e proprio su questo punto andrà incessantemente incalzato. Così come sulla tempestiva riforma dell’indecente legge elettorale “Porcellum”.
Commissioni di garanzia
La presidenza delle giunte per le elezioni e le autorizzazioni a procedere, della Vigilanza Rai e del Comitato di controllo sui servizi segreti (Copaco) spetta di diritto all’opposizione.
E’ di cruciale importanza designare a quegl’incarichi parlamentari di collaudata esperienza, competenza e inflessibilità.
Il voto contrario sulle immunità e le insindacabilità, solitamente regalate a buon mercato ai membri della casta con voto bipartisan, è decisivo per far emergere agli occhi dei cittadini le fregole autoimpunitarie di chi magari in “Padania” strilla contro “Roma ladrona e intanto a Roma si fa assolvere dagli amici degli amici.
Lo stesso vale per i servizi di sicurezza, visto l’uso, anzi l’abuso, che ne ha fatto nella penultima legislatura il governo Berlusconi con i vari Pompa e Pollari. Idem come sopra per la Rai, che sarà terreno di caccia, di epurazioni e occupazioni militari: destinare un personaggio come Furio Colombo o come Beppe Giulietti alla guida della Vigilanza sarebbe un segnale preciso per i nuovi manovratori, oltrechè una garanzia di vigilanza autentica.
Televisione
La cosa più urgente da fare è quella di sposare almeno il terzo referendum lanciato da Beppe Grillo al V-Day del 25 aprile: quello che si propone l’abrogazione della legge Gasparri e di quel che resta delle precedenti (Mammì e Maccanico, già bocciate dalla Consulta) che regalano a Mediaset il monopolio incostituzionale sulle tv commerciali e sulla relativa pubblicità.
La seconda è un collegamento permanente con le istituzioni europee, che nei prossimi mesi sottoporranno l’Italia a una supermulta di 3-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal giugno 2006, se la Gasparri non sarà smantellata; e avvieranno un’altra procedura d’infrazione se Di Stefanonon avrà ciò che gli spetta, cioè le frequenze per Europa7.
E’ essenziale cogliere ogni occasione per far sapere ai cittadini italiani che toccherà a loro sborsare una “tassa Berlusconi” per le leggi vergogna che il Cavaliere ha varato o imposto a tutela della sua bottega.
La terza è affiancare esplicitamente e pubblicamente Di Stefano nella sua sacrosanta battaglia. Quarto: non partecipare ad alcuna spartizione alla Rai: a giugno scadrà il Cda e Berlusconi quasi certamente tenterà di confermare quello esistente, presieduto dall’amico inciucista Claudio Petruccioli e controllato per i cinque noni dal centrodestra. Pd e Idv dovrebbero subito far sapere di non sentirsi rappresentati da Petruccioli e invitare a dimettersi, senza alcuna disponibilità alla riconferma, gli attuali consiglieri di amministrazione del centrosinistra: Berlusconi & C. lottizzino pure, ma stavolta non in nome e per conto dell’opposizione.
Comunicazione
Le strategie di marketing escogitate dagli attuali cervelloni del Pd si sono rivelate disastrose.
Ci vuole ben altro per fronteggiare lo strapotere mediatico del Cavaliere che, prim’ancora di andare al governo, è già riuscito a portare i tg a occultare le sue porcate (beatificazione di Vittorio Mangano, inchiesta su Dell’Utri per brogli in Calabria e all’estero, minacce “scherzose” a una giornalista russa sgradita all’amico Putin) e a enfatizzare errori e punti deboli dell’opposizione. Nei prossimi mesi e anni l’”emergenza criminalità”, oggi collocata in apertura di tutti i telegiornali, sparirà dai teleschermi insieme agli sbarchi dei clandestini, agl’italiani impoveriti, al caro-vita, alla pressione fiscale.
Toccherà agli esponenti del centrosinistra, presenti di diritto nei tg e nei talk show, sopperire al drammatico deficit di informazione sui prevedibili fallimenti del governo. Chi andrà in tv dovrà essere molto informato e agguerrito, armato di dati e di esempi concreti da raccontare ai cittadini. Sarebbe vivamente consigliabile disertare le reti Mediaset, per mettere in rilievo con tante sedie vuote lo scandaloso conflitto d’interessi di un premier che possiede tre tv private oltre a controllare il “servizio pubblico”.
Se invece si decidesse di frequentare anche le reti del Biscione, almeno si rammenti a ogni occasione che lo studio appartiene al capo del governo e che il conduttore e gli intervistatori sono suoi dipendenti.
A furia di ripeterlo, chissà che la gente non cominci a porsi il problema.
Battaglie
Aprire l’opposizione alla società civile, ancxhe con iniziative di piazza, evitando di rinchiudersi nei palazzi della politica e della televisione.
Il pullmann verde deve continuare a portare Veltroni e i suoi ministri-ombra in giro per l’Italia per incontrare la gente, per ascoltarne le esigenze e le proposte, per lanciare alcune idee chiare ed efficaci, anche con raccolte di firme per leggi di iniziativa popolare e referendum: come, appunto, quelle per l’abrogazione della Gasparri e per il dimezzamento del numero dei parlamentari, ma anche per una nuova politica della sicurezza e dell’ambiente.
Parlare di energie alternative, di “rifiuti zero”, di uno sviluppo alternativo alle solite grandi opere e ai soliti inceneritori aiuterebbe ad agganciare gli elettori della sinistra “radicale”, gli arrabbiati del non voto, i giovani dei Meetup di Beppe Grillo.
Se poi i gruppi parlamentari del Pd e dell’Idv, che giustamente han deciso di agire separati, rinunciassero al 50% dei “rimborsi elettorali”, devolvendoli a qualche progetto di solidarietà di Emergency o di Libera o della Caritas, diventerebbero più credibili in una battaglia per la riduzione dei costi della casta che metterebbe in serio imbarazzo il centrodestra al governo.
Una dichiarazione di rinuncia preventiva a ogni immunità e insindacabilità, poi, renderebbe più credibile una battaglia parlamentare contro ogni voto impunitario che la nuova maggioranza prevedibilmente adotterà a protezione dei suoi cinquanta e passa inquisiti.
Inoltre, last but not least, un governo-ombra itinerante si allontanerebbe da Roma e si avvicinerebbe alla gente, imparando a parlare in modo più comprensibile.
E, soprattutto, si immunizzerebbe dalle sirene del Vaticano: come dimostrano anche le ultime elezioni, il peso elettorale del cardinal Ruini e delle altre porpore svolazzanti è ormai pressochè nullo.
Prima i leader del Pd se ne renderanno conto, prima potranno fare politica a mani libere.
Dando ragione alla Chiesa quando ha ragione, e torto quando ha torto.
Ma soprattutto dando a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
Pantheon
Se proprio il Pd deve tenere un Pantheon di padri nobili, molto meglio issare sul piedistallo personalità italiane (Kennedy e Martin Luther King lasciamoli agli americani), possibilmente conosciute e amate dai cittadini per la loro pulizia e il loro buongoverno: De Gasperi, Einaudi, Pertini, Berlinguer.
Per carità, che nessuno si azzardi più a citare Bettino Craxi (tanto caro ai Fassino, ai D’Alema e ai Veltroni).
Lo 0,7 per cento raccolto dai cosiddetti Socialisti, cioè dalla compagnia della buona morte Boselli-De Michelis-Bobo fortunatamente estinta nel nuovo Parlamento, dovrebbe aver insegnato qualcosa: Bettino Craxi, oltre a essere un noto corrotto, porta pure sfiga.

giovedì 1 maggio 2008

Saluti romani

da l'Espresso
Non solo l'addio al Campidoglio.
Il voto di Roma segna la sconfitta della strategia di Veltroni.
E il Pd rischia la disintegrazione della sua dirigenza.

Ora d'aria- da L'Unità del 30 Aprile 2008- M. Travaglio


C’è stato un momento preciso, nella campagna elettorale di Roma, in cui s’è capito che Rutelli era spacciato.

E’ stato quando Giuliano Ferrara ha annunciato che avrebbe votato per lui. In quello stesso istante, Alemanno ha avuto la certezza matematica di avere la partita in pugno: se il Platinette Barbuto appoggiava il suo avversario, nulla più si frapponeva tra lui e il Campidoglio. Intendiamoci: Er Cicoria riesce a perdere tranquillamente da solo, senza l’aiuto del direttore del Foglio.

Come ha detto Bettini, “Francesco è stato un sindaco indimenticabile”.

Infatti molti romani non l’han dimenticato. Ma forse qualche chance l’aveva persino lui.

Poi però è arrivato il suo bacio della morte, che - com’è noto - non perdona.

La Donna Pelosa è fatta così: qualunque posizione prenda, e ormai ne ha prese più di quante ne contempli il Kamasutra, porta bene a sé e male a tutti gli altri.

Ne sa qualcosa la buonanima di Craxi, che da quando se lo mise in casa in fuga dal Pci non ebbe che guai: indagato da Mani Pulite, anziché confessare e patteggiare, scelse la linea dura suggerita da Ferrara.

Risultato: dovette scappare in Tunisia, inseguito dai gendarmi.

Intanto il Platinette era trasmigrato in Forza Italia.

Primo incarico: ministro ai Rapporti col Parlamento e portavoce del premier Berlusconi.

Appena apriva bocca, il governo finiva a gambe all’aria.

Mai visto un governo con peggiori rapporti col Parlamento.

“Più che di un portavoce, avrei bisogno di un portasilenzi”, sospirò Berlusconi. Infatti durò 7 mesi, un record mondiale.

“Lascio la politica per sempre, non fa per me”, annunciò il Platinette.

E fondò Il Foglio, coi soldi della signora Veronica e soprattutto dei contribuenti.

Un miracolo editoriale che non ha mai superato le 10 mila copie vendute.

Nel 1996 proclamò: “Squillante è un uomo probo”, infatti poco dopo finì in galera.

Nel ‘97 assunse la direzione di Panorama, che dovette lasciare qualche mese più tardi, prima che anche l’ultimo lettore passasse all’Espresso.

Poi quello che aveva lasciato per sempre la politica si candidò al Mugello contro Di Pietro.

Una catastrofe epocale, roba da Protezione civile: il noto frequentatore di se stesso trascinò il Polo sotto i minimi storici (16%).

Lasciata la politica per la seconda volta, ovviamente per sempre fino alla successiva, il Platinette tornò al Foglio, dove si diede un’altra missione epocale: appoggiare la Bicamerale per la riforma bipartisan della Costituzione, soprattutto della Giustizia.

Da quel preciso istante, la sorte della Bicamerale fu segnata: infatti naufragò rovinosamente poco dopo.

Per qualche anno, prudenzialmente, il Cavaliere evitò di seguire i consigli del suo aspirante Tigellino, anzi Tigellone.

Infatti rivinse le elezioni nel 2001. La Donna Barbuta si buttò sugli esteri, esportando il suo mortifero influsso su scala internazionale.

Anche lì, con ottimi risultati. Appena Bush s’inventò le armi di distruzione di massa in Iraq, Il Foglio pubblicò decine di articoli per rivelarne l’esatta ubicazione: Ferrara le vedeva a occhio nudo dalla sua terrazza in Trastevere.

Purtroppo erano allucinazioni dovute a indigestione di supplì.

Il Platinette indossò l’elmetto e divenne neocon, anzi più neocon dei neocon.

Risultato: Bush oggi è il presidente americano più detestato dell’ultimo secolo e i neocon non osano più mettere il naso fuori di casa.

Non contenta, la Donna Barbuta si buttò a corpo morto su Sarkozy.

Infatti Sarkò è subito precipitato nei sondaggi. Pare che Carla Bruni sia passata di recente dal Foglio per pregare il direttore di non parlare più del marito: non può fargli che bene, al marito. Nessun problema: Ferrara, dopo aver sponsorizzato e dunque incenerito la candidatura di D’Alema al Quirinale, s’era già convertito all’ateo-clericalismo, costringendo i suoi sventurati redattori a tornei di rosari, voti di castità e pubbliche letture delle vite dei santi.

Già meditava l’ultimo colpaccio: il partito Aborto No Grazie, purtroppo boicottato dagli elettori cinici e bari.

Nessun voto, ma in compenso molte uova.

E un’impennata negli ascolti di Otto e mezzo che, quando lo conduceva lui, non superava il 2% di share, mentre quando s’è sparsa la voce che lui non c’era più è subito schizzato verso l’alto. Anche Veltroni, molto apprezzato da Ferrara nella versione dialogante col Cavaliere (“W il Caw”), non se n’è ancora riavuto.

Anche lui avrebbe fatto sapere al Platinette che già il Pd ha tanti problemi: se potesse evitare di elogiarlo per qualche settimana, ecco, farebbe cosa gradita.